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galleria fotografica.

Beigua e Faiallo

Il monte Beigua, co i suoi quasi 1300. mt di altitudine, è per tutti i ciclisti seri un obbiettivo da scalare. Si può salire per strade sterrate, quindi per gli amanti della mountain bike, sia usando la strada asfaltata dove da anni si culla la speranza di farci passare una tappa  del giro d’Italia con arrivo in vetta.

Partendo praticamente dal livello del mare, quindi con dislivello di 1300mt. da superare, diventa molto impegnativa, difatti è sempre sparuto il numero di pedalatori che si possono incontrare mentre si sale.

Noi siamo saliti allungando il percorso passando da S. Martino, così facendo i chilometri diventano di più, il dislivello rimane praticamente immutato, ma si risparmia il tratto Pero – Alpicella che ha già pendenze di tutto rispetto.

Chi mi conosce sà che questa variante non è stata fata per limitare le pene da salita, ma solamente perchè a S. Martino ci aspettava il gruppo di pedalatori proveniente da Savona.

Comunque per noi la saita vera è propria è iniziata appena più in basso della frazione di Alpicella, un pò di respiro passato l’abitato e poi si inizia nuovamente a salire. La strada è stretta e le pendenze raggiungono il 19%, ad un certo punto la strada, quasi improvvisamente diventa molto larga, e dopo un piccolo rettilimeo in salita le pendenze atroci finiscono. Si continua a salire decisamente, ma arrivati a quel punto, dopo quello passato quì diventa una passeggiata. Ancora qualche chilometro, con un’altro tratto duro, e la strada torna a restringersi, le pendenze toste quì finiscono e si portebbe andare sù con rapporti più duri se non fosse che la stanchezza si fà sentire e non consente più di spingere più di tanto sui pedali.

Comunque senza farsi prendere dalla foga si arriva in cima senza particolari patemi se si ha abbastanza riserve di energia per non andare in riserva, sennò diventano dolori e quei pochi chilometri che separano dalla vetta diventano un calvario.

Comunque giunti in vetta la vista è sontuosa, la riviera ligure si vede quasi per intero e anche la vista sulla pianura padana  arriva, nelle giornate serene, fino al monviso e il monte rosa……………

Poche ciance e si scende, abbiamo ancora molta salita da fare, con strada ripida fino a prà riondo, e dopo in breve falsopiano fino a Piampaludo.

Si svlta a destra e con un ‘altra discesa ripida e dissetata di arriva al fondovalle in localita San Pietro d’olba. Si svolta a destra e poco dopo nuovamente a destra, la strada inizia a salire e si costeggia una diga.

Ci attendono 12 km. circa di salita per arrivare al passo del Faiallo e si attraversano i piccoli abitati di  Vara inferiore e Vara superiore, la salita non ha pendenze monstre e si mantiene pedalabile e si arriva senza particolarimdifficoltà al passo.

Svalicando si affronta subito una larga e veloce discesa, ancora un breve tratto di salita e poi nuovamente in discesa. La vista è belissima, sembra un paesaggio alpino con rocce brulle e strapiombi, unica differenza il mare che sembra talmente vicino da potercisi tuffare. Genova sembra proprio sotto di noi.

Si giunge velocemente al passo del Turchino, da lì si svolta in direzione Voltri, la strada diventa trafficata e i numerosi tornanti vanno presi con cautela. Arrivare a Voltri non richiede molto tempo, e da lì l’unica difficoltà per arrivare a csa sono le macchine che ti sfrecciano a fianco.

Il percorso non è lunghissimo, con la ariante di S. Martino diventano circa 95 km, è inutile dire che il tragito è impegnativo e il dislivello complessivo è circa 2000 mt.

Colle dello scravaion

Questo giro molto lungo, soprattutto per uno che viene dalla mountain bike, è sicuramente adatto per chi ha intenzione di fare del fondo, e le salite che si affrontano, anche se abbastanza lunghe, non sono per nulla difficili, almeno per una gamba allenata.

Il tragitto è molto semplice, partenza da Varazze e via aurelia fino a Loano, a memoria l’unico strappetto degno di nota è la salita di Bergeggi, quattro pedalate e si è in cima.

Si abbandona la statale n.1 e si sale in direzione Boissano, il dislivello da affrontare non è notevole, anche se qualche tratto impegnativo c’è, ma si arriva in cima alla salita velocemente. Nuova discesa per arrivare a Toirano e poi nuova salita per la croce di tornassa. Sono circa 10 km. di salita costante che consente, una volta preso il ritmo giusto, di salire senza grossi affanni, si incontrano borghi molto belli e che i turisti dovrebbero visitare per farsi un’idea di quanto può ancora essere bella la Liguria. Borgo, poi Balestrino, e anche Poggio, Cuneo e Bregalla, sono piccole  realtà che meriterebbero tutte una visita da chi passa per quelle strade.

Arrivati in cima, circa 700 mt. di dislivello, inizia una veloce discesa, si attraversa il paese di Vercesio e si giunge nei pressi di Castelvecchio di Rocca Barbena, tutti meritevoli di una visita.

Si inizia nuovamente a salire, pendenze dolci e mai impegnative ci portano, dopo 8/10 km agli 830 mt. di dislivello di colle Scravaion, da qui discesa che fiancheggia il fiume Bormida fino a Bardineto.

Qui il gruppo ha deciso di fare la tradizionale, per loro, pausa caffè, ma il cielo diventato sempre più nero ci consiglia di accelerare le pratiche, ci attende una nuova salita di non più di 5 km. che porta al Giogo, siamo nuovamente sugli 800 metri s.l.m.

Quì inizia una bellisima, panoramica, lunga e veloce discesa che riporta a Toirano, ignoriamo il bivio per Boissano, che sarebbe stata la strada da cui siamo arrivati, e si procede dritti verso Borghetto Santo Spirito.

Quì si riprende la via Aurelia in direzione Savona per il ritorno……….. tutto bene se non fosse che da Finale fino a casa abbiamo fatto i conti con le ire di Giove pluvio!

40 km. sotto una pioggia incessante, per alleviare la tortura si è dato fondo a tutte le riserve di energia, e in molti hanno perso le ruote; sembrava che il motto fosse si salvi chi può.

Comunque a parte il freddo alle mani e ai piedi zuppi d’acqua devo dire che pedalare sotto la pioggia non è per niente male, solo che diventa oggettivamente molto più pericoloso.

Giunto a casa i km. segnalati erano 154, come già detto giro molto lungo e per i tratti nell’entroterra molto spettacolare, il fatto che non si affrontano tratti da affrontare fuori giri lo rende non particolarmente duro, non ero, al ritorno, particolarmente stanco nonostante i quasi 2000 metri di dislivello affrontati.

giro di Osiglia

Dopo aver collaudato il mezzo e le mie capacità di pedalatore su bici da strada,il passo successivo è stato quello di confrontarmi con altre persone che praticano questo sport.

Il mio compagno di pedivella mi ha invitato ad unirmi al gruppo che ogni govedì mattina si cimenta in escursioni per le vie del comprensorio. La prima impressione che ho avuto alla vista dei miei nuovi compagni di avventura è stata quella di rovarmi di fronte a persone con una preparazione superiore alla mia, i fisici belli asciutti, belle biciclette e gambe e visi abbronzati non lasciavano spazio a dubbi…..

Per fortuna non tutti sono così e ho immediatamente cercato nel gruppo chi potenzialmente fosse il più scarso, in modo di avere una ruota a cui aggrapparmi.

A queste considerazioni si aggiungeva il fatto che siccome del giro non conoscevo, se non a grandi linee, le difficoltà che presentava, volevo una ruota a cui agganciarmi in caso di difficoltà.

Patiti da Varazze, ci siamo uniti al resto della comitiva a Savona, da quì abbiamo intrapreso la salita di Cadibona, molto facile il grupetto è rimasto compatto fino alle ultime rampette prima dell’abitato di Cadibona. Quì si è aperta la bagarre e come previsto alcuni sono letteralmente volati via, mentre tenevo le ruote del segondo gruppetto con estrema facilità. Ero molto soddisfatto.

Giunti ad Altare terminava la salita, in prossimità del forte, da qui discesa e successiva facile salitella per arrivare a Carcare. Svolta a sinistra in direzione Plodio, raggiunta dopo una breve salita con pendenze più che accettabili.

Altra discesa e poi si svolta a sinistra direzione Millesimo, si affronta la salita di Montecala, un lungo rettilineo con pendenze più accentuate ma non abbastanza lungo da stancare, e poi la discesa fino a Millesimo.

Svolta nuovamente a sinistra e un falsopiano prima di raggiungere la salita che porta ad Osiglia, qui le pendenze sono più ostiche, ma, nonostante la buona andatura, tengo agevolmente le ruote. Arrivati alla diga si smette di salire e un falsopiano che costeggia il lago porta al paese che gli dà il nome.

Il tempo di raggrupparsi e si riparte per affrontare la salita di Baltera, alcuni chilometri, anche questi con pendenza costante dove non si và in affanno.

Si raggiunge, al culmine della salita un incrocio, si svolta nuovamente a sinistra e si scende fino a Bormida e poi oltre fino a raggiungere un laghetto artificiale. Sosta al bar lì vicino, per i miei nuovi compagni di avventure una sorta caffè sembra sia tradizione, e poi subito svolta a destra per la salita del Bresca. Sono una mezza dozzina di tornanti abbastanza impegnativi, in tutto un paio di chilometri, molto temuti dagli altri, ma tutto sommato niente di spaventevole tanto che giunto in cima mi sono fatto scappare un “tutto qui?”.

Altra discesa e poi falsopiano per attraversare Mallare e giungere, dopo un brevissimo tratto in salita, ad Altare.

Da quì si ripercorre in senso inverso la strada fatta all’andata per raggiungere Savona e poi casa.

I chilometri complessivi per mè sono stati 110 con poco meno di 2000 metri di dislivello. Sono molto soddisfatto di aver tenuto bene la ruota di gente con molta più esperienza di me, a parte qualcuno che era veramente fuori portata, ma non ho sfigurato neppure con loro……

giro di Malvicino

Dopo il primo giro di rodaggio, cercavo un percorso più impegativo a parità di chilometraggio. Grazie alla collaborazione di un caro amico di pedivella, grande conoscitore delle strade di Liguria e basso Piemonte, la scelta è caduta su di uno dei giri classici degli stradisti del comprensorio.

Il giro ha ricalcato fino al bivio dopo l’abitato di Pontinvrea quello già descritto nel commento al giro di Spigno. Qui invece di andare a sinistra verso Giusvalla, si svolta a destra verso Pareto, tanto per capirci la strada fatta in senso contrario per il ritorno verso casa nel giro precedentemente commentato.

Poco prima di entrare in Pareto, si svolta a destra ad un’incrocio con un cartello indicante la località Roboaro. La strada, stretta e pochissimo trafficata, scivola veloce sotto le ruote essendo pianeggiante o in leggera discesa.

Giunti in questo piccolo paese, la strada inizia a salire  per qualche chilometro, con pendenze pedalabili a parte piccoli tratti un pò più duri.

Terminata la salita, e dopo un tratto di discesa panoramica, si arriva al paesino di Malvicino; ancora pochi chilometri in discesa e la strada sbocca sulla statale che congiunge Acqui a Sassello. Si svolta a sinistra in direzione Acqui e, passato un ponte, si svolta a destra in direzione Ponzone. Un breve tratto di falsopiano o leggera salita, e poi la strada incomincia a salire, con qualche breve tratto imegnativo. Arrivati poco sotto l’abitato si trova un un incrocio dove si svolta a destra in direzione Sassello. Ancora un breve tratto di salita e poi si incomincia a trovare una serie di saliscendi,la vista si sposta spesso dal nastro d’asfalto al panorama che si può godere. Davanti agli occhi tute le colline del basso monferrato fino alla catena delle alpi ancora innevata con il Monviso che svetta maestoso. Che dire, panorama maestoso.

Passata la vetta del bric berton, incomincia una veloce discesa che porta al bivio Sassello Urbe. Si continua in discesa verso Sassello, quì si comincia a rivedere qualche auto, e, dopo un breve falsopiano, si arriva a Sassello.

Ancora lo sforzo della salita dei Badani e si arriva al colle del Giovo con il successivo bivio per Pontinvrea. Oramai è tutta discesa fino a Varazze, tranne il breve tratto di salita non impegnativa che si trova subito dopo il bivio del salto.

Al termine del giro, al ritorno alla base, il contachilometri segna 110 km.

Bel giro, mediamente impegnativo, ben variegato ed effettuato su strade molto poco trafficate, in più qualche bellissimo scorcio panoramico; mi è piaciuto molto.

giro di Spigno

Inizio con questo articolo a descrivere alcuni giri effettuati con la bici da strada, questo è stato il primo giro “lungo” dopo un periodo di preparazione e di apprendimento per sfruttare al mezzo che fino a poco tempo fà era per me inedito.

Nonostante il chilometraggio per me è risultato superiore ai 100 km. e si sviluppa nell’ entroterra ligure e basso monferrato, non presenta salite troppo lunghe o impegnative per cui con lo reputo un buon giro primaverile per iniziare ad aumentare il chilmetraggio dopo i brevi percorsi realizzati in inverno.

Partiti da Varazze, abbiamo preso la strada verso Savona, ad Albissola abbiamo imboccato la strada che porta ad Ellera. Un paio di chilometri prima dell’abitato la strada incomincia a salire senza particolari pendenze e passato questo piccolo paese, addirittura si procede in falsopiano per un bel tratto prima che la strada risalga sempre dolcemente.

Giunti al bivio della statale che da Albissola porta a Sassello si svolta a sinistra un breve tratto di salita più tosta e di nuovo in falsopiano ignorando il bivio che porta a Varazze.

Dopo  Santa Giustina un tratto di salita impegnativa di circa 2 chilometri porta al bivio per Pontinvrea, si svolta a sinistra e velocemente con strada al più in discesa si arriva a Pontinvrea, si prosegue in direzione Giusvalla tralasciando prima il bivio che porta alle ferriere di Montenotte e quello, appena dopo il centro abitato, che conduce a Mioglia. Guinti a questo incrocio si prosegue in salita lunga qualche chilometro e senza pendenze degne di nota.

Giunti al culmine dell’ascesa un breve tratto di discesa porta a Giusvalla per poi proseguire in falsopiano fino alla successiva ascesa lunga un chilometro che culmina in località Girini.

Qui, invece che percorrere la strada per Dego e poi all’incrocio svoltare a sinistra direzione Piana Crixia- Spigno, abbiamo preso una piccola strada di campagna che segue il crinale indicata da un piccolo cartello indicante direzione Piana Crixia.

La strada pochissimo trafficata prosegue vallonata fino ad un incrocio che a destra porterebbe a Squaneto, da qui, tenendo la sinistra, si scende fino al centro di Piana Crixia.

Si svolta a sinistra e si prosegue su falsopiano lungo la strada statale, molto trafficata, che ci porta fino a Spigno Monferrato.

Subito dopo un ponte si prende a destra una strada direzione Pareto, si prosegue in salita, sempre molto pedalabile, intervallata da brevi tratti vallonati, fino a Pareto.

Una breve sosta ad osservare un lago artificiale che si trova poco dopo il bivio precedente e poi, giunti a Pareto, la strada ritorna a intervallare brevi tratti di salita e discesa fino alla picchiata che porta a Mioglia.

Da Mioglia la strada monta nuovamente, questa volta a “gradoni” che non lasciano particolarmente il segno, un’ ultimo strappo di alcune centinaia di metri e poi si scende per ritornare in falsopiano e giungere al bivio che abbiamo ignorato subito dopo l’abitato di Pontinvrea.

Si prende a questo punto la strada fatta all’andata fino ad un’altro incrocio ignorato all’andata; quello che porta a Varazze.

Un paio di chilometri in leggerissima salita, poi un breve falsopiano/ discesa dolce, porta a San Martino. Si prosegue in discesa fino a Varazze.

Come già detto, giro non molto impegnativo e di buon chilometraggio, buon divertimento a chi vuole farlo.

Bici da strada

Dopo tanti anni di mountain bike ho fatto il grande passo: mi sono comprato una bici da corsa.

Il mio non è un tradimento delle ruote grasse, ma il fatto che per lunghi periodi dell’anno mi è difficile, per motivi di tempo e climatici, avventurarmi per i sempre più rari e percorribili sentieri che offrono le mie zone, mi ha indotto a procurarmi una bici più adatta alle strade asfaltate.

Non ho di certo comprato un mezzo di alta gamma, ma un’onesta bicicletta che stà nel mezzo fra i ceraffi da 4 soldi e le superleggere e tecnologiche che usano gli stradisti.

Dopo alcuni giri di rodaggio in solitaria, mi sono deciso a cercare il confronto con chi in bici da strada và sul serio per verificare con un paragone certo se reggevo le maggiori distanze che si percorre con le stradali e se ero in grado di reggere il passo di chi è molto più esperto di me.

Le mie impressioni sono state buone in ognuno dei raffronti, non ho patito le distanze più lunghe, anzi e anche sul passo non ho registrato particolari difficoltà, anche se un pò devo abituarmi a spingere rapporti più duri di quelli che si usano abitualmente su una Mountain bike.

Altro limite, ma questa volta di natura psicologica, e il fatto che nelle salite arrivi “presto” ad usare i rapporti più leggeri, e il vedere che non hai più niente o poco da poter alleggerire se le pendenze aumentano o se vai in difficoltà, mi mette in apprensione, cosa che invece con le altre bici non capita quasi mai, a meno di affrontare pendenze da urlo, hai sempre qualche “dente” da aggiungere.

Comunque da questa esperienza sono scaturiti alcuni percorsi fatti in compagnia del mio solo maestro di bici da corsa, oppure realizzati in un gruppo più numeroso composto dagli abituali amici di pedivella del mio compagno.

Appena possibile li descriverò così da poterle condividere con altri che magari un giorno vogliano percorrere quelle strade.