IL giro effettuato questa settimana è una variante allungata di quello realizzato la settimana precedente e descritto nell’articolo “rocca dei corvi”.
Erano ormai alcuni anni che non battevo più questi luoghi e volevo dare una rinfrescata alla mia memoria, in più sono percorsi ideali per chi voglia fare lunghi chilometraggi su sterrate che siano “scorrevoli” e permettano di fare il fondo necessario a chi ha intenzione di affrontare lunghe escursioni come quelle che affronto in Sardegna.
Per cui tagli tutti preamboli e, rispetto al giro precedente, arrivato alle pendici del monte Mao, al bivio successivo, invece di svoltare a sinistra per salire al bric Colombino, si prosegue in falsopiano per una strada che dopo poche centinaia di metri torna ad essere asfaltata.
Circa 3 chilometri e poi si inizia a scendere alcune centinaia di metri per confluire nella strada provinciale che da Spotorno conduce a Vezzi.
Si svolta a destra e si sale per un pò, poi la strada spiana fino a raggiungere un incrocio, si svolta a sinistra in salita, in direzione Vezzi S.Giorgio. Al culmine di questa salita un indicazione stradale ci indica la strada per arrivare a una delle nostre tappe intermedie: le rocche gianche. ignorata l’indicazione si prosegue in falsopiano fin oltre l’abitato di S.Giorgio fino a raggiungere un incrocio con una strada, di difficile individuazione, che sale sulla sinistra. Unico indizio chiaro il fatto che è in asfalto solo per 50 metri circa.
Si inizia a salire , subito violentemente e poi in maniera più dolce e costante tagliando la collina in direzione sud, si oltrepassano due grosse cisterne d’acqua fino a raccordarsi con la strada precedentemente ingnorata che sale verso le rocche gianche.
Si prosegue in salita e dopo 100 metri si ritrova sulla destra la strada percorsa nel giro precedente e che arriva dal bric Colombino.
Al raggiungimento della strada asfaltata proveniente da Segno, invece di svoltare a destra come la volta precedente, si và in direzione opposta, un paio di chilometri in salita e si raggiungono le rocche gianche, termina l’asfalto e dopo un ultimo tratto in salita si entra in una maestosa faggeta attraversata in falsopiano dalla strada che noi dobbiamo percorrere.
Si ignorano una le deviazioni sia a destra che a sinistra e si prosegue in direzione nord, siamo nel bel mezzo del bosco delle tagliate e si ritrovano un paio di caseggiati abbandonati, mentre in basso a destra si scorge una palazzina che fù una colonia.
Si giunge così al colle del termine, luogo dove si congiungono ben 4 strade, si imocca l’unica che prosegue in salita facendo ben attenzione a inserire un rapporto molto agile, visto che si deve affrontare un tratto in forte pendenza e con fondo molto sconnesso che rende difficile riuscire a stare in sella, al culmine della salita bisogna stare attenti a non farsi ingannare da alcune biforcazioni che porterebbero a luoghi di disboscamento, bisogna seguire la strada che è più battuta, oppure le indicazioni dell’alta via.
Alcuni saliscendi e poi la strada incomincia decisamente a scendere, si ignorano le indicazioni per l’alta via e si prosegue tenendo la destra.
Una ripida discesa che nel tratto iniziale e profondamente rovinata, finisce ad un bivio dove le biforcazioni sono in piano, si và a destra, si oltrepassa un baraccone in lamiera e si fà finta di non saper leggere un’indicazione di proprietà privata……. 50 metri e si svolta a sinistra a scendere.
Ancora qualche chilometro di sterrato e poi si ritrova un asfalto steso di recente, me le ricordavo queste strade ancora belle fangose, e al successivo incrocio si prosegue a scendere sulla destra.
Si raggiunge l’abitato di Roviasca e da lì Quiliano per ritornare a casa.
In tutto sono 80 chilometri tondi tondi quasi mai difficili e ben scorrevoli.