Dopo un pò di assenza torno a descrivere un piccolo giro che erano anni che non facevo.
Chiedo scusa a tutti i lettori, ma impegni di lavoro, giornate non belle e qualche problemino di salute non grave, ma sufficiente a compromettere l’attività sportiva, hanno limitato molto la possibilità di realizzare escursioni in mountain bike.
Difatti come primo approccio non ho realizzato un percorso particolarmente lungo (compreso il “trasferimento”da Varazze e ritorno sono 68 km) e con un dislivello non da tappa alpina.
Il punto più alto è a poco più di 500 metri di altitudine e a parte alcuni strappi violenti non ci sono lunghe salite.
Comunque arriva ti a Vado, si prende la strada per l’entroterra direzione sant’Ermete, si svolta verso San Genesio e si inizia a salire, la strada è ampia per via dei camion che la percorrono ed è costante nella sua pendenza, l’ideale per carburare per bene; si supera l’abitato e prosegue oltre gli incroci che portano ad una discarica, quasi al culmine della salita, si svolta a destra seguendo l’antico tracciato di strada romana.
Dopo 200 metri si arriva in uno spiazzo, si prende la strada di destra in salita. Quì finisce l’alfalto e inizia una salita tosta di che porta rapidamente sotto la vetta del monte Mao, la vista da lassù spazia su tutta Vado Savona fino a Genova e oltre. Si distinguono nitidamente i forti sulle alture della Superba, il monte figogna e il promontorio di Portofino……….. peccato per la discarica che si ha praticamente sotto i piedi.
Una breve discesa e poi un falsopiano per complessivi 500 metri portano ad un bivio di non facile individuazione perchè nel bel mezzo di una curva, si impocca la strada di destra preoccupandoci di mettre subito un rapporto leggerissimo dato che ci attendono 3/400 metri dove bisogna preoccuparci di resistere in sella. Meno male che ci sono brevi tratti di respiro…………
Si arriva così in vetta al bric Colombino, riconoscibile anche da Varazze per via dei ripetitori che ci sono posizionati.
si prosegue verso l’interno sulla strada che segue il crinale, a destra abbiamo la visuale su Vado e Savona, a sinistra su Spotorno Noli, il paesaggio merita la fatica per arrivare fin lassù.
Si abbandona la strada di crinale per seguirne una a destra che viaggia a mezza costa, qualche chilometro di brevi saliscendi e si giunge ad un trivio. Si imbocca la strada di destra, un’altro strappo violento e poi al bivio successivo la strada di sinistra in salita.
Poche centinaia di metri e si confluisce in una strada sempre sterrata ma con base molto ampia, di fronte a noi abbiamo, in alto, le rocche bianche e sulla sinistra si vedono le pale eoliche di pian dei corsi.
Si prosegue in salita fino al raggiungimento di una strada asfaltata che porta alle rocche bianche, si svolta a destra e raggiunta la prima curva si procede sulla strada sterrata che si trova sulla sinistra e che sale rapidamente verso un successivo trivio.
Si procede a destra passando sotto la Rocca dei Corvi, in direzione campo dei francesi, la strada è vallonata e molto bella da pedalare, solo un ultimo strappo reso ancor più difficoltoso dal fondo pietroso e poi si comincia a scendere in direzione Cima delle rocche.
Tenendo quest’ultima cima sulla destra si continua a scendere tenendo sempre la sinistra nei due successivi incroci; una divertente (a scendere, a salite mica tanto) discesa ricca di curve e tornanti porta alla strada asfaltata che da Quiliano raggiunge località la Faia.
Da qui il ritorno a casa, come già detto 68 km.
Ringrazio il ragazzo, di cui non ricordo il nome, che ho incontrato a Savona all’inizio dell’escursione e che ha poi fatto tutto il percorso con me. Confesso che mi ha fatto piacere ricevere i suoi ringraziamenti per le strade che gli ho fatto conoscere, a maggior ragione sapendo che io sono di Varazze e lui di Savona.
Alla prossima.
Bravo Tababiker, io invece in salita con i miei rapportoni sono deficitario, ma in rettilineo se non ho il vento contro la bici scorre sull’aslfalto come una goccia d’olio nel motore
Se tornero’ alla off-road questo giro lo faro’ volentieri
bye